Contesto

Pubblicato Mercoledì, 26 Dicembre 2012 11:48
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Recentemente la multinazionale EMC2, attiva nel settore delle infrastrutture informative e virtuali (IT-as-a-Service, cloud computing) ha promosso una ricerca, realizzata da IDC, dal titolo “Big Data, Bigger Digital Shadows, and Biggest Growth in the Far East” che può essere esaminata on-line direttamente dal sito  di IDC di cui sopra. In estrema sintesi, in tale documento si conferma la crescita esponenziale dei cosiddetti Big Data, ma si evidenzia, al contempo, che le potenzialità da essi espresse, per le aziende e consumatori, sono ancora decisamente poco sfruttate.
Più in dettaglio, il lavoro svolto corrisponde al punto di mezzo di uno studio longitudinale, iniziato nel 2005, che si estende, su base previsionale, fino al 2020. In questo studio si vede che il mondo del digitale è sempre più complesso ed in rapida espansione, al punto da prevedere, per il 2020 un quantitativo di dati superiore ai 400 exabyte (ovvero 409 GB). Come diretta conseguenza si avrà un investimento in IT hardware, software, telecomunicazioni, servizi associati, che saranno l’infrastruttura portante del sistema, che aumenterà del 40% rispetto all’attuale e, ovviamente, ancora di più in settori nuovi e specializzati come lo storage management, il cloud computing ed i big data. Si prevede infatti che dal 2012 al 2020 la quota di mercato associata ai settori emergenti del mondo digitale passerà dal 36% al 62%.
Ma perchè questa grande quantità di dati può rivelarsi utile? Qual’è il reale valore dei Big Data? Le applicazioni sono innumerevoli, basti pensare che dai dati, se opportunamente strutturati ed elaborati, possono scaturire possibilità di informazione importantissime. I Big Data possono servire alle aziende per formulare previsioni particolarmente accurate sul comportamento dei clienti e sugli scenari di mercato. Posso aiutare le forze dell’ordine per prevenire crimini o individuare colpevoli, incrociando materiale proveniente da varie fonti.  Innumerevoli possono essere le applicazioni nel settore sanitario, per migliorare i sistemi di prevenzione e cura, ad esempio, delle patologie che hanno un alto impatto sul costo della sanità. Per non parlare delle applicazioni nell'amministrazione pubblica, soprattutto relativamente al ben noto tema degli Open Data, che sempre più sta prendendo piede anche sul territorio nazionale (si pensi anche al Decreto Sviluppo di recente approvazione).
Sebbene i dati possano viaggiare liberamente nell’universo digitale, è possibile comunque trovare il loro luogo di origine e dove sono stati intercettati e/o consumati, e definirne le mappe. La fotografia attuale mostra un quadro già molto interessante e promettente perchè un 20% dei dati esistenti sono prodotti dall’Europa Occidentale, a fronte del 32% prodotto negli Stati Uniti ed un un 17% da Cina e India. Si consideri inoltre che l’investimento economico nell’universo digitale europeo è pari circa a 2,5$ per GB, rispetto al 1,8$/GB degli Stati Uniti e all‘1,4$/GB della Cina.
Al momento la maggior parte delle informazioni (si parla del 68% dei dati nel 2012) è generata dai consumatori stessi attraverso i social media, internet in generale, i dispositivi mobili (tablet e smartphone), la TV digitale,oltre alla diffusione di altre fonti di registrazione e codifica come le videocamere di sorveglianza, i bancomat, la telefonia Voip, gli Sms. Ciò nonostante sembra che solo una piccola parte venga utilizzata in modo proficuo ed adeguato, al punto che si calcola che solo il 3% dei dati prodotti nel 2012 è stato correttamente individuato e appena lo 0,5% è stato sottoposto ad una attenta analisi. Nel report presentato da IDC si indica però che almeno il 33% dei dati raccolti poteva essere potenzialmente utile, indicando quindi quello che alla fine, non può che considerarsi uno spreco di risorse che possono e devono invece essere utilizzate e gestite.
Tutto ciò, secondo gli analisti, non può che concretizzarsi in uno sviluppo del settore ed in un aumento degli investimenti nell’universo digitale anche se, ad onor del vero, occorre aggiungere che la contrazione dei budget IT nelle aziende italiane dovuto all’attuale crisi economica, ha diminuito gli investimenti verso Cloud, Social Media, Mobile e Big Data.